Nell’abbazia di Mirasole, alle porte di Milano, un progetto di rigenerazione sociale unisce cultura, ospitalità e inclusione lavorativa. Da dieci anni la struttura, che conta circa otto secoli di storia, è gestita da due realtà del Terzo Settore che ne hanno fatto un laboratorio aperto alla comunità del territorio.
Uno spazio che unisce cultura e comunità
Lo scorso settembre sono stati inaugurati un caffè letterario, con un’area di bookcrossing a ingresso libero, e una Casa delle Associazioni dedicata alle organizzazioni del Terzo Settore attive nell’abbazia. Il calendario di iniziative prevede letture, presentazioni di libri, concerti, laboratori e rassegne teatrali, alcune delle quali coinvolgono persone detenute impegnate in ruoli di scena, scenografia e assistenza tecnica.
Il lavoro come leva di inclusione
Al centro del progetto c’è l’impresa sociale che gestisce l’abbazia, impegnata a offrire formazione e occupazione a persone in condizioni di fragilità: rifugiati, ex detenuti e disoccupati di lunga durata. Nel 2025 la struttura ha dato lavoro a 97 persone, circa il 71% delle quali proveniva da percorsi di difficoltà personale o sociale, impiegate tra produzione, ristorazione e accoglienza.
Tra le testimonianze raccolte, quella di un ex detenuto che, dopo gli studi ripresi in carcere, ha trovato nell’abbazia un’occasione per ricominciare, affiancando al lavoro quotidiano un percorso personale di riscatto attraverso la cultura e il teatro.
Il progetto si inserisce in un percorso più ampio di recupero del complesso monastico, sostenuto anche da fondi del PNRR-NextGenerationEU, e guarda ora a una nuova fase di valorizzazione dell’area, con l’obiettivo di migliorarne l’accessibilità e l’integrazione con il contesto agricolo circostante.
Fonte: Vita.it
